No all'austerità: non darà lavoro ai giovani! 10 miliardi derivanti da razionalizzazioni per aumenti dei redditi da lavoro dipendente
Gustavo Piga
Economista
Bisogna convertire gli immensi sprechi in risorse per la crescita del Paese
Rosella Castellano
Matematico Finanziario
Siamo una nuova realtà politica. Ascoltiamo i bisogni della gente e gli diamo concretezza
Melania Boni
Matematica
Crediamo in uno stato competente ed equo, crediamo nel Rinascimento italiano ed europeo
Sabrina Cassar
Giuslavorista
SI alla contromanovra dei Viaggiatori: 1000 euro al mese per il servizio civile di 250.000 giovani
Federica Mezzatesta
Studentessa
Più tutele alle PMI: per una sana crescita dal basso! Diamo subito ossigeno a imprese e lavoratori riducendo imposte dirette
David Vicario
Imprenditore

Sette punti

I Viaggiatori in movimento all’interno del programma hanno individuato sette punti fondamentali come priorità per rilanciare il Paese:

La valorizzazione dei giovani nel nostro Paese è considerata dai Viaggiatori leva necessaria per uscire dalla crisi. Per questo motivo, riteniamo fondamentale promuovere e sostenere opportunità e percorsi di formazione che possano aiutare i giovani nell’inserimento del nostro mondo globalizzato. Riteniamo fondamentale aumentare lo stipendio dei nostri ricercatori e i mezzi a loro disposizione, così che possano lavorare in un ambiente sempre più stimolante e pro-crescita. Riteniamo fondamentale proporre un biennio unico per le scuole superiori, che possa indirizzare gli studenti e guidarli verso un percorso a loro più consono. E riteniamo fondamentale incrementare la retribuzione dei docenti scolastici, che hanno il tanto difficile compito di istruire e formare i nostri ragazzi in un periodo così importante. Auspichiamo l’indirizzamento di una percentuale di Pil europeo annua dedicata ad un conto corrente di 1500 euro l’anno per i primi 14 anni di vita da utilizzare alla maggiore età per studi o training in paesi europei. Proponiamo un servizio civile retribuito a due anni, per non precludere ma bensì spalancare la porta ai lavoratori del domani, rafforzando così il senso civico e la passione per esso. I giovani sono il motore della crescita di ogni Paese, generazionale, economico e culturale. Se il futuro si costruisce un giorno per volta, il nostro compito è di dare loro una possibilità.

Le Piccole e Medie Imprese (PMI) rappresentano il vero motore della crescita e dello sviluppo del nostro Paese; proprio queste infatti, pur essendo gli elementi più a rischio nell’attuale periodo di recessione, possiedono le potenzialità per condurre il Paese fuori dalla crisi grazie alla loro dinamicità.

Riteniamo dunque necessario stabilire interventi in grado di proteggere e garantire la competitività del tessuto imprenditoriale italiano, costituito in larga parte da Piccole e Medie Imprese. La nostra priorità sarà la lotta alla corruzione che distrugge le nostre imprese.

 Affinché le PMI possano interfacciarsi con interlocutori responsabili e abbiano come riferimento regole chiare, istituiremo un apposito Ministero con l’incarico di garantirne gli interessi.

Abbiamo inoltre intenzione di creare il ‘Programma Partner Italia’ che fornirà loro assistenza nella dotazione di tecnologie ICT e nel miglioramento dell’efficienza e della competitività a livello mondiale. A tal proposito verranno prese delle severe misure per contrastare la concorrenza sleale straniera: l’Italia deve diventare un modello nel mondo per gli innovativi sistemi anti-contraffazione.

Per far decollare le PMI riteniamo assolutamente urgente e necessario rimborsare i debiti pregressi delle Pubbliche Amministrazioni, destinare lo 0,5% del PIL per il credito di imposta sulle spese in Ricerca e Sviluppo e per cofinanziare consulenze organizzative alle PMI con meno di 3 anni di attività.

L’Italia è da sempre uno dei Paesi con maggiore vocazione all’integrazione europea. Negli ultimi anni, però, allo slancio convinto verso un’Europa unita si è sostituita una passiva e routinaria applicazione delle regole europee. In luogo di lavorare per migliorare l’Europa, abbiamo subìto le iniziative degli altri Paesi, concentrati ad applicare le regole piuttosto che a scriverle. E nell’applicarle abbiamo utilizzato un metodo meccanico, che garantisse risulti nel breve periodo, dimenticando di continuare a costruire il “sogno Europeo”.

I Viaggiatori in movimento propongono che l’Italia torni ad essere promotore di iniziative politiche ed economiche in Europa, per l’Europa.

Un’Europa che si deve distinguere nel mondo per la volontà di diffondere il benessere sociale e che sostiene lo sviluppo economico insieme alla convivenza e alla solidarietà tra i popoli e le generazioni. Dobbiamo rilanciare l’Europa puntando sulla sua unità.

Il nostro obiettivo è anticipare ed aiutare l’irrinunciabile processo costitutivo in senso federalista degli Stati Uniti d’Europa affinché le future generazioni siano sedute al tavolo delle decisioni mondiali influenzandole invece che “far parte del menù”.

Non sfugge ai Viaggiatori in Movimento come l’Europa sia un mezzo più che un fine. Un fine che facilita il raggiungimento di quella comunità ideale che immaginiamo. Definire come debba essere questa comunità, quali politiche attivarvi, quali libertà lasciarvi prosperare e quali libertà contemperare con la protezione di alcuni diritti e la richiesta di soddisfare alcuni doveri, non è opera di facile determinazione. L’euro deve rappresentare un’opportunità: lo strumento che ci porta a dialogare tra Paesi Europei, che lasciano definitivamente la tentazione di prendere ognuno la propria strada.

Perché se dovessimo abbandonare l’euro, non c’è dubbio alcuno nella nostra mente che il piccolo, eventuale, temporaneo vantaggio di un export italiano maggiore grazie al ritorno alla liretta sarebbe cancellato dalla perdita, immediata, della partecipazione al tavolo mondiale delle decisioni, che solo lo stare insieme tra europei ci assicura.

Euro sì, dunque, ma in una Europa profondamente diversa: che metta al centro delle decisioni comuni il Parlamento dei popoli e non la Commissione dei tecnici, che permetta ai giovani di sentirsi cittadini europei sin dalla loro nascita, che sposti l’accento delle politiche economiche sulla coesione e sulla sussidiarietà soprattutto in tempi di crisi.

Solo creata la giusta solidarietà, con le giuste politiche economiche, si potrà avviare una più concreta condivisione del processo di cessioni crescenti di sovranità politica, all’interno di politiche strutturali che permettano la valorizzazione delle diversità culturali e storiche e dei punti di forza economici di ogni Stato membro, con i ritmi che appariranno più opportuni agli organi decisionali democratici, sempre più centralizzati a Bruxelles.

Il primo passo che i Viaggiatori intendo intraprendere è quello di avviare immediatamente le trattative intergovernative per la realizzazione dell’Unione Politica Europea (UPE) da realizzare attraverso l’ampliamento e il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo e la creazione di un esecutivo di governo comune europeo. Solo così, accelerando i tempi di un processo inevitabile se vogliamo avere un futuro, la sfida globale potrà essere raccolta dai nostri giovani; avranno bisogno di aiuto.

Con i Trattati Europei in vigore abbiamo un debole esecutivo europeo con poteri condivisi tra Consiglio europeo, Consiglio dei ministri, e Commissione. Ci vuole un solo organo di governo europeo. Ad oggi, abbiamo un Parlamento europeo con poteri legislativi condivisi con il Consiglio e con la Commissione, e poteri diretti sul bilancio europeo e la nomina dei Commissari. Inoltre, i Parlamenti nazionali possono interferire con il processo legislativo europeo, anche bloccandolo. Ci vuole un solo organo democratico europeo di rappresentanza che abbia i poteri legislativi e di controllo delle decisioni esecutive.  La Commissione europea ha ancora un ruolo forte a tutela degli interessi comuni in materia di Concorrenza e di Mercato Interno. Il suo ruolo in materia Fiscale e Monetaria è condiviso con il Consiglio e la BCE. Negli altri settori, non esprime più né un progetto né incisività. In un’Europa rilanciata, la Commissione non ha più ragion d’essere. La Corte di Giustizia ha poteri normativi applicabili a tutti i Trattati dell’UE (è anche previsto il suo ruolo dal 6 Pack e  dal Fiscal Compact). Nella storia europea la Corte ha svolto il più significativo ruolo di integrazione normativa e di sanzione per le violazioni dei Trattati verso i membri dell’UE, gli Stati terzi, e le società private. Ci vuole una Corte di Giustizia potenziata per la costruzione dell’Europa del futuro.

Ecco le nostre proposte in dettaglio per le Istituzioni Europee.

IL PARLAMENTO EUROPEO

Il Parlamento Europeo oggi ha deboli poteri legislativi e di controllo. Riteniamo che ciò debba essere modificato dando un chiaro segnale di legittimazione democratica all’intero sistema europeo, assegnando in esclusiva al Parlamento europeo il potere legislativo, con superamento della Commissione Europea. Il nuovo Parlamento deve essere eletto simultaneamente in tutti gli Stati membri, su liste politiche transnazionali europee, con obbligo di avere in ogni lista 1 candidato su 3 che non sia del paese in cui si vota. I collegi elettorali saranno organizzati in base alla struttura sub-nazionale degli Stati membri, prevedendo un moltiplicatore dei candidati in base alla popolazione votante complessiva dello Stato membro. Un unico sistema proporzionale. Il Parlamento elegge il presidente dell’UE e vota su ogni membro del collegio esecutivo europeo; il presidente, il collegio o i singoli membri possono essere sfiduciati con voto motivato. 

IL GOVERNO EUROPEO

L’Unione europea è attualmente ad un bivio: se non realizza immediatamente la sua integrazione rischia di disgregarsi. Riteniamo imprescindibile rappresentare ai tavoli europei la graduale e continua integrazione delle principali  funzioni esecutive: bilancio europeo, sicurezza, difesa, politica estera. Integrare le politiche di bilancio significa, per i Viaggiatori, la conditio sine qua non per la soluzione dei problemi economici e finanziari che attanagliano l’Europa a partire dalla grande recessione del 2008. L’integrazione della politica estera e di difesa, con la creazione di un vero e proprio esercito europeo, è la precondizione per rimediare al deficit di credibilità geopolitica dell’UE.

LA BCE

L’attuale statuto della BCE ne depotenzia il ruolo, favorendo il perseguimento di soluzioni economiche incoerenti. La BCE deve diventare una banca centrale come in altre federazioni di Stati; in particolare, come per la Federal Reserve, nel suo mandato deve essere inscritto il doppio obiettivo di preservare la stabilità dei prezzi e favorire la crescita economica. La BCE è inoltre l’unico rappresentante dell’UE nel sistema monetario mondiale; il suo mandato internazionale è concertato con l’esecutivo europeo ed è approvato annualmente dall’organo di rappresentanza politica dell’UPE. Più in generale, tutte le decisioni della BCE che hanno carattere strutturale diretto o indiretto di politica economica devono godere della preventiva legittimazione politica dell’organo democratico di rappresentanza a livello europeo. 

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un costante aggravamento della situazione sociale, culturale, politica ed economica del nostro Paese. Si è drammaticamente manifestata una lacerazione del tessuto sociale che ha portato all’accensione di piccoli e grandi focolai di “guerre” che hanno visto contrapporsi  la difesa dell’ambiente con il diritto al lavoro, la politica e le istituzioni con i cittadini, l’economia reale con la finanza, il nord con il sud, i nuovi e vecchi ricchi con i nuovi e vecchi poveri. Il lungo periodo di crisi contribuisce non poco ad aumentare le tensioni e c’è chi continua, per poveri interessi di bottega,  a soffiare sul fuoco prevedendo autunni e primavere calde.

I Viaggiatori in Movimento sono fermamente convinti che non sia più possibile andare avanti di questo passo. Occorre invertire la rotta e navigare in un mare che, seppur tempestoso, ricostruisca la tela dei rapporti sociali partendo da un nuovo patto con e tra i cittadini, tra amministratori ed amministrati, tra controllori e controllati.

Questo significa avere una legge elettorale maggioritaria che permetta ai cittadini di scegliere ed eleggere direttamente i propri rappresentanti in Parlamento ed il Primo Ministro;  avere delle norme che incidano realmente sui costi della politica non uccidendo, però, la possibilità  di fare politica; avere uomini delle istituzioni seri e competenti che, richiamandosi alla “Carta di Pisa”, facciano della trasparenza l’essenza del loro agire ed operare;  avere una legislazione snella che non ingabbi in assurdi “codicilli” la vita dei cittadini o le legittime aspirazioni di chi vuol fare impresa; avere un sistema della tassazione equo, progressivo e, soprattutto, vicino e non inquisitorio;  fare della legalità l’architrave su cui poggiare il vivere quotidiano ed il futuro dei cittadini, delle istituzioni e del sistema produttivo; aprirsi alle diversità culturali e promuovere la nostra cultura come un fattore di successo; fornire a tutti, in particolare ai giovani, gli strumenti per  l’accesso al lavoro; vedere nell’Europa e negli Stati Uniti d’Europa non un problema ma un traguardo cui aspirare.

Un nuovo patto, dunque che, nelle varie declinazioni ci consegni uno Stato forte ma, contemporaneamente, amico e vicino ai cittadini.

I Viaggiatori in Movimento si sentono impegnati a riscrivere il patto e lo vogliono fare all’interno di un confronto democratico dove ognuno sia libero di esprimere le proprie idee. 

Per risollevare l’economia è necessario spendere meno ma soprattutto spendere meglio, ciò significa innanzitutto investire in informatica e telecomunicazioni per individuare e combattere gli sprechi e razionalizzare le procedure.

Spendere meno significa consolidare gli innumerevoli e ridondanti centri di elaborazione dati e le anagrafi sparsi sul nostro territorio; vuol dire riprogrammare la distribuzione dei budget pubblici; sfruttare al meglio i finanziamenti europei; ottimizzare le visite ispettive e i controlli, contrastando senza tregua chi froda e ruba ai contribuenti.

Spendere meglio significa concretamente istituire un nuovo Ministero della Qualità della Spesa che diventi il responsabile del raggiungimento di tali obiettivi.

Da questa massiccia revisione delle spese è possibile liberare consistenti risorse da poter reinvestire per ridare slancio alle infrastrutture materiali e immateriali del Paese.

Impegneremo l’1% del PIL ogni anno, per i prossimi 5 anni, per il risanamento idrogeologico e la prevenzione anti-sismica sul territorio nazionale; per il restauro di siti archeologici e culturali; per la decementificazione e la riqualificazione urbanistica delle città; per l’ammodernamento di plessi scolastici e ospedalieri; per la costruzione di autostrade telematiche. Investiremo ugualmente sul nostro preziosissimo capitale umano, finanziando la formazione continua di docenti e ricercatori e allineando.

La politica economica che è stata adottata finora in Italia e in Europa, basata sulla “cura” dell’austerità si è rapidamente rivelata fallimentare, portando con sé esiti disastrosi. Recessione e disoccupazione giovanile ai massimi livelli sono state le sue naturali e immediate conseguenze. È dunque evidente come oggi sia necessario intraprendere una nuova strada, di segno opposto rispetto alla precedente: occorre dare una speranza “spirituale” e “programmatica” alle imprese e alle famiglie, occorre spalancare le opportunità.

È indispensabile dare oggi una spinta propulsiva alla crescita economica, ma noi siamo convinti che le risorse necessarie non debbano venire da una maggiore tassazione, che soffocherebbe le imprese, quanto dal taglio degli sprechi. Noi Viaggiatori vogliamo una spending review che funzioni, chiediamo una migliore spesa senza tagli lineari che, come abbiamo visto, creano recessione e disoccupazione.

Nel nostro programma una riduzione della pressione fiscale si avrà in conseguenza della crescita economica che sapremo generare con le nostre proposte e da un radicale cambiamento del come e cosa tassare, un cambio di rotta che aiuti le imprese e contemporaneamente guardi al sociale e all’equità.

Se l’economia muore per l’austerità, crollano le entrate fiscali e salgono deficit e debito. Questa dinamica va arrestata con uno spostamento del carico fiscale verso la tassazione sui consumi che non danneggi i ceti più deboli. É necessario modificare la composizione delle entrate spostando il prelievo dalle imposte dirette (lavoro e impresa) a quelle indirette e sui patrimoni. Il recupero di gettito che si avrebbe con il prelievo sui consumi andrebbe restituito alle famiglie non solo per la crescita ma anche per neutralizzare la regressività dovuta all’aumento dell’IVA.

Dopo più di un decennio di decadenza è arrivato il momento che l’Italia si prepari e si avvii verso un nuovo Rinascimento.

Crediamo che il nostro Paese possa cogliere l’occasione che si cela dietro questo difficile periodo di crisi e siamo convinti che sia pronto a inaugurare una nuova fase della sua storia. Possiamo ora guardare al futuro e costruirlo sulla base di 4 pilastri: l’istruzione, la cultura, l’impresa, il lavoro.

L’Italia che immaginiamo, e che contribuiremo a costruire, sarà un Paese in cui poche e chiare leggi regoleranno il vivere civile  e dove sarà sempre rispettata libertà di realizzare le proprie aspirazioni personali e professionali. Sarà un Paese capace di tutelare e promuovere il suo inestimabile patrimonio ambientale, culturale e artistico e in cui i giovani saranno finalmente considerati una risorsa su cui investire e non un problema. Un Paese che rifiuta le mafie e la corruzione, con uno Stato autorevole, equo e trasparente al servizio del cittadino.